IL NOVECENTO SCOLPITO

Nel corso dell'ultimo secolo il bronzo ha cessato di essere impiegato quasi del tutto nella produzione industriale e artigianale, ma conserva pienamente il suo ruolo nella fonderia artistica, dove però viene manipolato in maniera inedita e usato a volte insieme ad altri materiali. Infatti gli artisti del Novecento danno al bronzo (quello stesso dei vasi cinesi, di Policleto, del Cellini) un'apparenza di precarietà e disinvoltura del tutto opposta allo spirito con cui lo si è lavorato per secoli.

 

Picasso
Capra (1950)
La scultura è fatta con oggetti 'trovati"; un cesto di vimini per il ventre, un ceppo di vite per le corna, un sistema di illuminazione per le zampe posteriori. Il tutto è dissimulato nel bronzo, che conferisce all'insieme una perfetta unità.

 

In tutto il percorso proposto attraverso il Novecento può essere interessante affiancare alle opere moderne alcuni modelli antichi, per verificare l'uso che di essi fanno gli artisti contemporanei. Infatti, anche quando scelgono di rifarsi alle forme classiche, instaurano un gioco inquietante che ne deforma lo spirito.

L'INQUIETUDINE

È evidente che ogni civiltà artistica sceglie i modi di rappresentare la figura umana, lo spazio, il tempo in stretto rapporto con le proprie strutture materiali, con il proprio immaginario, con i propri bisogni. Il mondo classico (in particolare quello greco) concepiva il tempo come contingente, ma ricercava nel variare delle immagini il modello perfetto, il senso vero ed eterno delle cose e in ciò era implicita la certezza che tale senso potesse essere trovato, attraverso una ricerca razionale.

Al contrario, il '900 rimette in questione tutte le certezze dell'uomo, ma nello stesso tempo accoglie le nuove "certezze": il dinamismo, la velocità, la macchina. "Come i nostri antenati trassero materia d'arte dall'atmosfera religiosa che incombeva sulle anime loro, così noi dobbiamo ispirarci ai tangibili miracoli della vita contemporanea, alla ferrea rete della velocità che avvolge la Terra, ai transatlantici, ai voli meravigliosi che solcano i cieli… alla frenetica attività delle grandi capitali." (Boccioni, Carrà, Balla, Severini 1910)

 

A. Giacometti

Donna di
Venezia (1956)

Tutto qui è convenzionale: la tecnica e il tema, tranne la visione della realtà. La figura filiforme, quasi corrosa, rimanda alla solitudine esistenziale, alla precarietà dell'uomo d'oggi.

Ombra della sera
(da Volterra, III a.C.)

La stilizzazione della figura allungata mantiene una plastica definizione e una serena purezza.

 

O.Zadkine
Orfeo (1956)

 

La figura di Orfeo, eretta nello spazio che lo divora, è deformata e disarticolata fino ad evocare una lira. La violenza fatta all'anatomia ha un valore simbolico e drammatico. È il rifiuto del modello di armonia ed equilibrata modellazione delle superfici che la statua classica concretizza.

Apollo del Belvedere
(da originale del IV sec. a.C.)

 

U. Boccioni - Forme uniche nella continuità dello spazio (1913)
Opera emblematica della poetica futurista, traduce in immagine il concetto stesso di dinamismo, come rappresentazione di una forma che sia la sintesi di "ambiente + oggetto", riproduca cioè le trasformazioni sia dell'oggetto che dell'ambiente nel loro continuo divenire e le modifiche che il moto dell'uno apporta alla natura dell'altro. La conquista del movimento nell'arte risale a Mirone con il suo Discobolo del V sec. a.C. (foto a destra)

 

DALLA DISSACRAZIONE ALL'IRONIA

Negli ultimi 30 anni del secolo la scultura ha scelto materiali e procedimenti che poco hanno a che fare con quelli tradizionali.Se esiste un denominatore comune per tante ricerche differenti è da ricercarsi in una lettura ironica, dissacrante e spiazzante dell'esistenza.

 

Arman

Venere con i pennelli (1998)

Trascurando i materiali "nobili", Arman si rivolge alla società dei consumi e realizza accumulazioni di oggetti disparati. In questo bronzo patinato policromo lo scultore fa uso di forme classiche e si diverte a rielaborarle.

 

LA NOSTALGIA DEL PASSATO

In vario modo la scultura del '900 ha messo in gioco la propria tradizione infrangendone limiti e forme. Spesso però la bronzistica, specie quella italiana, ha mantenuto un dialogo con le proprie millenarie radici, confrontandole con i modi di essere contemporanei.

 

Arturo Martini
Il Figliol prodigo (1926)
E' fuori di dubbio il più creativo degli artisti italiani del suo tempo: nelle sue opere qualsiasi avventura nel passato della scultura, dall'arte romanica al Quattrocento, viene vissuta come la scoperta di una dimensione nuova che ha la capacità di fermare l'attimo fuggente di un'emozione, come in quest'opera in cui nell'abbraccio solenne e umanissimo tra un padre e un figlio si perde ogni astrattezza, in una visione più vicina a sentimenti elementari e drammatici.

Benedetto Antelami
Deposizione (Duomo di Parma, 1178)
La composizione articolata e la plasticità delle figure esprimono una contenuta espressività del tutto nuova nell'arte romanica.

 

Marino Marini
Cavallo e cavaliere (1937)
A partire dal 1936 uno dei suoi grandi temi sarà quello del "cavaliere", soggetto nel quale l'artista affrontò il problema di forme statiche e forme dinamiche. Il riferimento all'antico era un modo, per Marini, di sfuggire alla piattezza della rappresentazione realistica. Il gruppo del 1937 è la variazione antiretorica di un monumento equestre che esalta linee e volumi per suscitare commozione e partecipazione poetica.

Cavallo con fantino
(da Capo Artemisio, II sec. a.C.)
La scultura ellenistica fonde i tratti classici con effetti dinamici ed espressivi.

 

IL FASCINO DELLE ARTI PRIMITIVE

Un altro percorso, legato essenzialmente all'esperienza cubista di inizio secolo a Parigi, risente del rapporto con le arti primitive africane e oceaniche. Ma più che di un influsso di queste culture sul cubismo, è corretto parlare di convergenza di intenti: infatti il preteso primitivismo della scultura negra non è assolutamente dovuto ad un'incapacità di imitare il reale, ma alla scelta di trascurare i dettagli per cogliere l'essenziale e rappresentarlo in codici cifrati.

 

Paul Gauguin
Oviri, il selvaggio, 1891-93
L'opera, realizzata in Polinesia, può essere considerata il punto di partenza per quell'autentica passione per l'arte "primitiva" che in pochi decenni muterà il corso delle arti plastiche in Europa. "Nella mia opera sconvolge proprio quel che di selvaggio ci ho messo dentro, quel qualcosa che non si può imitare" affermava l'artista.Il potenziale magico e simbolico di questa arte richiama i connotati altamente espressivi dell'arte maya (foto a destra).

 

Henry Moore
Re e regina (1922)
L'artista ricorre a forme arcaiche e archetipe (regalità, maternità) che proietta fuori dal tempo, alle origini dell'umanità. Come Picasso egli indaga in questo modo il destino dell'uomo, la sua presenza nel mondo contemporaneo. Questi due bronzi sono collocati all'aperto nella campagna scozzese, come moltissime altre sue opere, che usano materiali e forme connessi al luogo a cui sono destinate, nel tentativo di recuperare l'originaria unità dell'uomo con la natura, quella che Moore chiamava "la sua sottile collaborazione con la natura".

Statue colossali del faraone

Amenophi III (XIV sec. a.C.)

 

IL CORPO ESALTATO E VIOLATO

Nella diversità e nella novità di tante esperienze, la bronzistica del '900 contiene pur sempre uno stesso messaggio, più o meno esplicito: la fragilità del corpo, che è la fragilità della vita stessa, derivata dalla disperata esperienza di guerre, torture, terrore ma anche di culto del corpo umano.

Il '900 non è stato l'unico secolo tragico della storia, ma solo il '900 ha avuto la possibilità rispetto alle altre epoche di assistere al tormento del corpo. Infatti con lo sviluppo della fotografia, del cinema, della televisione mai come nel nostro secolo, tanti sono stati costretti a vedere con i propri occhi e reiteratamente il corpo nudo, osannato nella dimensione erotica o distrutto dalle persecuzioni e dalla fame.

 

Giacomo Manzù
Crocifissione con soldato, 1942